qualcosa di serio, disturbi che riguardano i bambini di queste ultime generazioni....... ovvero quando un bambino non è solo moooooolto vivace, Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD


….Me lo sono chiesta tante volte, forse troppe, e mi sono trovata a chiederlo anche ad operatori specializzati, perché  spesso si chiudono gli occhi davanti alla realtà dei fatti, o non si vedono  i segnali che possono permetterci di aiutare per tempo i nostri figli. Non perché non genitori adeguati, ma solo perché non si conoscono magari fatti e segnali di questo nuovo “male” delle nuove generazioni.
Così ho scoperto chè è un disturbo nuovo, i nuovi bambini così ricchi di stimoli rispetto a noi, così tecnologici, così interattivi,  pare abbiano molti più problemi di noi  alla loro età, dovuti  sia alla sovrastimolazione e alla compressione dei tempi. Per questo motivo mi è stato chiesto di parlarne il più possibile, tramite il nostro blog e il nostro giornalino.
Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo, si tratta di una forte  difficoltà di attenzione e concentrazione, del controllo degli impulsi e del livello di attività. Il  bambino non è in grado  di regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente.


L’ADHD non è una normale fase di crescita che ogni bambino deve superare, non è nemmeno il risultato di una disciplina educativa inefficace, e tanto meno non è un problema dovuto alla «cattiveria» del bambino.

L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali. E’ un problema che genera sconforto e stress nei genitori e negli insegnanti i quali si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino. Nessuna persona, che non sia uno specialista (ad esempio, uno psicologo o un neuropsichiatra infantile), si deve sentire autorizzata a decidere se quel bambino presenta o meno un ADHD, ma parlarne, conoscere il disturbo, chiedere supporto al pediatra o alla ASL è un dovere degli adulti che  ruotano nell’ambito affettivo educativo del bambino. Sono molte le caratteristiche che convergono  nel bambino con questo disturbo come l’iperattività, ovvero un eccessivo livello di attività motoria o vocale. Il bambino iperattivo manifesta continua agitazione, difficoltà a rimanere seduto e fermo al proprio posto.

L’impulsività che si manifesta nella difficoltà a dilazionare una risposta, o la difficoltà a bloccare un comportamento inappropriato, ad attendere una gratificazione. I bambini impulsivi rispondono troppo velocemente, interrompono frequentemente gli altri quando stanno parlando, non riescono a stare in fila e attendere il proprio turno. Dimostrano forte  impazienza, e spesso intraprendono azioni pericolose senza considerare le possibili conseguenze negative. L’impulsività è una caratteristica che rimane abbastanza stabile durante lo sviluppo (sebbene conosca diverse forme a seconda dell’età) e rimane  presente anche negli adulti.



I tratti oppositivi e provocatori sono un aspetto molto problematico di questo disturbo in quanto può essere corresponsabile di una serie di fallimenti in ambito scolastico e sociale; e può procurare notevoli e giustificate preoccupazioni ai genitori. Nella maggioranza dei casi i comportamenti aggressivi non raggiungono una gravità tale da richiedere una diagnosi di Disturbo della Condotta o di Disturbo Oppositivo/Provocatorio, sebbene questi tratti costituiscono i predittori di prognosi infauste. I ragazzi che manifestano anche comportamenti aggressivi sono più a rischio di altri di sviluppare comportamenti devianti, avere problemi con la giustizia o di abuso di sostanze stupefacenti.

Aspetti evolutivi
L’età media di insorgenza del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività è compresa tra i 3 e i 4 anni. Con la crescita, l’iperattività tende a diminuire in termini di frequenza e intensità e può venire parzialmente sostituita da “un’agitazione interiorizzata” che si manifesta soprattutto con insofferenza, impazienza e continui cambi di attività o movimenti del corpo. Durante la preadolescenza il comportamento incontrollato e la disattenzione non consentono una facile acquisizione delle abilità social: i ragazzi con DDAI infatti dimostrano scarsa capacità di mantenere amicizie e risolvere i conflitti interpersonali. Durante l’adolescenza, si osserva mediamente una lieve attenuazione della sintomatologia, ma ciò non significa che il problema sia risolto, in quanto spesso si riscontrano anche altri disturbi mentali, come ad esempio depressione, condotta antisociale o ansia.
Oltre al fatto che questo disturbo sia di natura prevalentemente cronica, bisogna sottolineare che la concomitante presenza di un Disturbo Oppositivo/Provocatorio o di un Disturbo della Condotta determina una prognosi più infausta , in quanto il ragazzo può manifestare gravi condotte antisociali (Disturbo di Personalità Antisociale) e problemi con la giustizia.
Tutto questo non deve scoraggiare i genitori, una diagnosi puntuale effettuata da personale qualificato può aiutare il bambino e la famiglia  a imparare a gestire il suo problema, con terapie idonee.

Link utili
Sanità
www.regione.lombardia.it

Minori
http://www.regione.lombardia.it/rlservices/externallink/link.jsp?url=http://www.famiglia.regione.lombardia.it/min/min.asp
http://www.regione.lombardia.it/wps/portal/_s.155/603?PRLfrom=cl&PRLso=off.it
Scuola
http://www.istruzione.lombardia.it/


Informazioni tratte da www.aidaiassociazione.com


 alcuni libri.....






Una interessante notizia di questa primavera 

che apre nuove possibilità, la riporto volentieri 

con il link


(AGI) - New York, 5 maggio 2014. - I bambini e gli adolescenti affetti da disturbo da deficit di attenzione e iperattivita' mostrano interruzioni alle connessioni tra differenti aree del cervello visibili attraverso la risonanza magnetica funzionale a riposo (rfMRI). Lo ha dimostrato un nuovo studio pubblicato sulla rivista 'Radiology'. I risultati rivelano che l'rfMRI potrebbe aiutare a fornire diagnosi precoci e accurate del disturbo che colpisce circa il cinque per cento dei bimbi e dei teenager di tutto il mondo.
 La risonanza magnetica funzionale a riposo e' una tecnica relativamente nuova che valuta la funzione neurale quando il cervello non e' concentrato su nessun compito specifico. I ricercatori hanno confrontato gli esiti delle risonanze in 33 ragazzi con disturbo da deficit di attenzione e iperattivita' - eta' dai sei ai sedici anni - e in 32 coetanei del gruppo di controllo.

I risultati hanno mostrato che i pazienti con deficit hanno struttura e funzione alterate in aree del cervello come la corteccia orbito frontale, coinvolta principalmente nell'elaborazione cognitiva della pianificazione strategica, e come il globo pallido, coinvolto nel controllo inibitorio esecutivo. "Il nostro studio suggerisce che le anomalie strutturali e funzionali in queste regioni del cervello possono causare disattenzione e iperattivita' nei giovani pazienti", ha spiegato Qiyong Gong, neuro radiologo del West China Hospital della Sichuan University.

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